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  • Panta rhei: che cosa significa?

    Panta rhei: che cosa significa?

    Panta rhei: che cosa significa?

    Panta rhei è un’espressione tratta dalla filosofia greca per indicare che “tutto scorre”.

    Solitamente si attribuisce questo concetto ad Eraclito, filosofo vissuto ad Efeso tra il VI e V secolo, in realtà non disponiamo di documenti scritti attribuibili ad Eraclito, ma ad un suo discepolo, Cratilo, che ha sviluppato  e approfondito la teoria del maestro.

    Eraclito
    Eraclito

    Ma in che cosa consiste il pensiero di Eraclito, a che cosa si riferisce il famoso “panta rhei”?

    Il compito dei filosofi di quest’epoca presocratica è cercare il principio dell’universo: Talete l’aveva individuato nell’acqua, Anassimene nell’aria, Eraclito lo vede nel fuoco, “un fuoco sempre vivente”.

    Eraclito è fisso su un’idea centrale, profondamente metafisica: l’essere è fluire, è processo.

    Il mondo consiste in un trasformarsi perenne, in un dissolversi e risolversi con ritmo incessante, con moto infaticabile. La realtà appare ad Eraclito in continuo divenire, in continua trasformazione.

    Tutto muta e passa da uno stato all’altro e il perpetuo fluire e trasformarsi della natura è il carattere distintivo della vita.

    Eraclito descrive il mondo come un flusso perenne in cui tutto scorre (panta rhei), esattamente come le acque di un fiume: non ci si può mai bagnare due volte nella stessa acqua. 

    La figura fisica più adeguata per esprimere questo concetto, secondo Eraclito, è il fuoco: la fiamma sembra una cosa che non muta, e invece continuamente si trasforma in vapore e continuamente è alimentata dal combustibile che arde: quanto più è ferma e dritta e definita nei suoi contorni per l’occhio che la contempla, tanto più intenso è il processo di combustione e rapido il movimento interno secondo cui si trasforma il combustibile.

    Tutto esiste in quanto scorre, in quanto cambia.

    Quando crediamo di aver fermato un oggetto e diciamo “questo è“, ecco che ci troviamo di fronte qualcos’altro, in cui esso si è tramutato e dunque il suo opposto.

    Si vive proprio perché si muore,senza che questo morire sia un finire totale: viviamo sempre del nostro morire.

    E così, quando crediamo di definire due oggetti contrapponendoli l’uno all’altro, ecco che ci accorgiamo che non si può pensare all’uno senza riferirsi all’altro: la molteplicità degli opposti si risolve in un’unità che li comprende tutti (esempi: vita e morte, sonno e veglia, giovane e vecchio…)

    Lo stato di quiete è infatti  solo il risultato di equilibrio di forze e di tensioni opposte.

    Non si tratta di conciliare gli opposti, di superare la guerra in una pace perpetua: questo significherebbe distruzione dell’universo, soppressione della sua vita. Gli opposti, infatti, si trasformano reciprocamente l’uno nell’altro

    Tutto muta, ma vi è una legge del mutamento che non muta, vi è una ragione eterna di ciò che scorre nel tempo. Questa ragione è celata nelle cose, ma è compito del filosofo cercarla, cominciando innanzi tutto nella profondità della propria anima, guardando dentro se stessi.

    L’uomo saggio non si immedesima nella parzialità dei contrari, ma fa suo il principio di unità espresso dal Logos, la ragione universale.

    Si dice Panta Rei o Panta Rhei?

    Abbiamo trovato una domanda su yahoo Answers, su come si scrive Panta Rhei che chiede:

    RAGAZZI MA E’ CORRETTO DIRE PANTA RHEI?
    CIOE’ SCRIVERLO CON LA “H”
    MI SONO DOCUMENTATO E SUL MIO LIBRO DI FILOSOFIA CI STA SCRITTO PANTA RHEI.
    PERO’ MOLTI LO SCRIVONO PANTA REI

    Noi preferiamo indicare la versione con la h come fa il libro di filosofia del nostro amico, anche se molti effettivamete utilizzano anche Panta Rei.

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