Analisi grammaticale: che cos’è e come si fa?
In questo articolo vedremo che cos’è l’Analisi grammaticale e come si fa spiegata per punti da una professoressa di italiano.
Tradizionalmente la grammatica si distingue in varie parti:
- la fonologia, che studia i suoni della lingua e insegna la retta pronuncia (l’ortoepia) e la retta scrittura (l’ortografia)
- la morfologia, che studia le parole ( declinazione e coniugazione), distinguendole nelle nove parti del discorso: articolo, sostantivo, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione.
- la sintassi, che studia le costruzioni del discorso, distinguendo le proposizioni nel loro articolarsi in periodi.
Non c’è dubbio che le tre parti della grammatica dovrebbero essere integrate anche dallo studio della semantica, che si interessa dei problemi del significato delle parole e delle frasi.
Inoltre, non è possibile separare nettamente i diversi ambiti grammaticali che hanno molti aspetti comuni. Così, ad esempio, la semantica abbraccia sia la morfologia che la sintassi, tanto è vero che si parla di morfosintassi.
Anche il concetto generale di grammatica è cambiato. Nel 1800 Tommaseo scriveva che la grammatica è < l’arte del correttamente parlare e scrivere, senza solecismi (=errori), né barbarismi, né errori di pronuncia o di ortografia, né sviluppo di costrutti contrari all’indole della lingua>
Per noi oggi la grammatica è soprattutto un sistema di operazioni linguistiche, una competenza che si acquisisce gradualmente, attraverso la formazione sociale dell’individuo.
Ma conoscere la lingua vuol dire anche sapere com’è fatta e come funziona, così che la grammatica può essere vista come un modello di analisi e di interpretazione degli atti linguistici attraverso l’analisi grammaticale.
E’ chiaro, però, che la struttura di qualsiasi lingua, anche dell’Italiano, è molto vasta e complessa ed è quindi importante scegliere un metodo per descriverla nel modo più chiaro possibile.
L’analisi grammaticale descrive soltanto la forma grammaticale delle singole parole ( e perciò dovrebbe chiamarsi analisi morfologica)
Analisi grammaticale – Le parole variabili e le invariabili
La lingua italiana ha un meccanismo ne quale molte parole possono variare la loro forma, molte altre no. Sono dette variabili le parole che si possono dividere in due parti, una fissa, detta radice e cioè la parte essenziale della parola, e una finale che può variare, detta desinenza.
Es. alla radice cugin- possiamo aggiungere, –o -a, -i, -e e avere le forme cugino, cugina, cugini, cugine.
Nella nostra lingua le parole variabili sono gli articoli, i nomi, gli aggettivi, i pronomi e i verbi.
Sono definite invariabili le parole che non hanno la distinzione tra parte fissa e parte variabile, quindi restano sempre immutate. Appartengono a questo gruppo gli avverbi, le preposizioni, le congiunzioni,le interiezioni.
Analisi grammaticale: l’articolo
Se facciamo l’analisi grammaticale, possimo distinguere l’articolo in:
- determinativo: il, lo, l’, la, l’, gli, le.
- indeterminativo: un, uno, una, un’. L’indeterminativo è in origine un numerale, in quanto individua un’unità, e si può trovare in funzione di pronome (Ne ho mangiato uno).
- preposizione articolata: è l’amalgama di un articolo e di una preposizione.
- articolo partitivo: è formato dalle preposizioni articolate del, dello, dell’, della, dei e delle col valore di – un po’, alquanto, una parte, alcuni. Es. Datemi del pane (= un po’ di pane) Ho visto degli uomini ( = alcuni uomini). Si usa quindi per indicare -una parte- del tutto.
Analisi grammaticale – Uso dell’articolo determinativo
- L’articolo determinativo si usa per indicare qualcosa di già noto: si dice –il cane….. quando si sa già di quale cane si parla.
- Si usa inoltre con i nomi astratti ( la bontà, la virtù, l’odio…) con i nomi di materia (l’oro, il rame…) con i soprannomi (il Griso, lo Sregiato…) con i cognomi di personaggi celebri del passato ( il Petrarca, il Manzoni…) con i titoli di opere ( La Divina Commedia, Il Decameron..), con i nomi di regioni, stati, continenti ( la Lombardia, la Germania, l’Africa…) con i nomi di fiumi, laghi, mari e monti (il Po, il Mar Nero, il Mediterraneo, il Gran Sasso…) con il plurale di nomi geografici e con quelli preceduti da un aggettivo (le Antille, la splendida Roma..)
- L’articolo determinativo si omette con i nomi in funzione predicativa ( Luigi è segretario di una squadra di calcio; l’ozio è padre dei vizi) a meno che il nome non sia accompagnato da un aggettivo ( Il leone è il superbo re della foresta)
- Si omette con i verbi copulativi seguiti da un complemento predicativo (Luigi fu eletto capoclasse)
- Non si utilizza con il complemento predicativo dell’oggetto ( Lo nominarono presidente dell’assemblea)
- Non si utilizza con le apposizioni (Giulio Cesare, condottiero romano…)
- Si omette con i vocativi (La prego, signore, di voler attendere)
- Si omette in numerosi gruppi nominali (Uomo di valore, andare in tram)
- Si omette con i nomi di persona (Carla ed Anna sono uscite)
- Si omette con i nomi di città e piccola isola (Milano è una grande città, Capri è famosa in tutto il mondo)
- Si omette davanti a nomi di parentela singolare, preceduti da possessivi (Mia sorella ha la tosse)
- Si omette con i nomi di parentela seguiti da un nome proprio (Mio fratello Claudio, zia Lella)
- L’ articolo indeterminativo si usa per indicare qualche cosa di non ancora noto: si dice – un cane… quando non vogliamo o o non sappiamo precisare di quale cane si tratti
- Si omette l’articolo partitivo in frasi negative (Quell’uomo non ha parenti)
- se il nome è accompagnato da un aggettivo quantitativo ( Ha patito troppi dolori)
- nelle enumerazioni ( Compro carta, matite e penne)
Attenzione alle preposizioni articolate del, dello, dei, degli, della, della, delle; hanno la stessa forma dell’articolo partitivo, ma il significato è ben diverso.
Es: “Ho molte fotografie dei castelli alpini”. Dei castelli – specifica il soggetto delle fotografie.
Es: ” Ci sono dei castelli alpini che sono ancora abitabili” –Dei castelli- significa alcuni castelli, non tutti.
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