Categoria: Italiano

  • Cosa significa “Homo homini lupus”?

    Cosa significa “Homo homini lupus”?

    “Homo homini lupus” è una frase latina che si traduce letteralmente come “l’uomo è un lupo per l’uomo”. Questa espressione è stata coniata dal filosofo romano Plauto nel suo lavoro “Asinaria”, ma è stata resa popolare dal filosofo inglese Thomas Hobbes nel XVII secolo nel suo libro “Leviatano”.

    Il significato di “Homo homini lupus” è che gli esseri umani sono naturalmente malvagi e violenti verso gli altri esseri umani. La frase suggerisce che la natura umana sia fondamentalmente egoista e violenta, e che gli individui siano inclini ad agire nell’interesse proprio, anche a spese degli altri.

    In altre parole, “Homo homini lupus” descrive la natura umana come essere violenta e competitiva, in cui le persone cercano di proteggere i propri interessi a scapito degli altri. Questa visione pessimistica dell’umanità suggerisce che l’uomo, se lasciato libero, agirà sempre nell’interesse proprio e non esiterà a usare la violenza per ottenere ciò che vuole.

    Tuttavia, questa visione della natura umana è stata oggetto di dibattito nel corso della storia, con molti filosofi e pensatori che sostengono una visione più positiva dell’uomo. Ad esempio, alcuni sostengono che la natura umana sia naturalmente buona e che la violenza e l’egoismo siano comportamenti appresi, non innati.

    In ogni caso, la frase “Homo homini lupus” continua a essere utilizzata come un’osservazione sulla natura umana e sulle relazioni tra gli individui. Rappresenta la percezione comune dell’umanità come esseri egoisti e violenti, ma anche la possibilità di superare questi comportamenti e di trovare la pace e la prosperità attraverso la cooperazione e il rispetto reciproco.

    Uno dei filosofi più noti che sostiene la tesi che l’essere umano è buono per natura è Jean-Jacques Rousseau. Secondo la sua teoria, l’uomo nasce libero e buono, ma la società lo corrompe e lo rende malvagio.
    Rousseau credeva che il miglioramento della società potesse portare alla riscoperta della bontà naturale dell’uomo. La sua teoria è stata sviluppata principalmente nel suo lavoro “Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini” e nel suo celebre libro “Il contratto sociale“.

  • Legge di Pareto – cosa significa?

    Legge di Pareto – cosa significa?

    La Legge di Pareto: Cos’è e Come Funziona

    La legge di Pareto, nota anche come principio del 80/20, è un concetto economico che afferma che l’80% degli effetti è causato dal 20% delle cause. Questo significa che la maggior parte dei risultati deriva da una minoranza di cause, mentre la maggioranza delle cause produce solo una piccola parte dei risultati.

    Questo principio fu scoperto dallo studioso italiano Vilfredo Pareto alla fine del XIX secolo, quando osservò che l’80% della terra in Italia apparteneva all’1% della popolazione. In seguito, la legge di Pareto è stata applicata in molti altri settori, tra cui l’economia, la politica, il management e il marketing.

    Esempi della Legge di Pareto

    La legge di Pareto si applica in molti contesti diversi. Ecco alcuni esempi:

    • Nel business, l’80% del fatturato di un’azienda può derivare dal 20% dei suoi prodotti o clienti.
    • Nella produzione, l’80% dei problemi può derivare dal 20% dei difetti.
    • Nella vita personale, l’80% della felicità può derivare dal 20% delle attività o delle persone che ci circondano.

    Come Applicare la Legge di Pareto

    La legge di Pareto può essere applicata in molti modi diversi per migliorare l’efficienza e la produttività. Ecco alcuni consigli su come applicare la legge di Pareto:

    • Identifica le attività più importanti: Identifica le attività che ti portano il maggiore valore, come il lavoro più produttivo o le attività che ti danno più soddisfazione.
    • Focalizzati sulle attività importanti: Dedica la maggior parte del tuo tempo e delle tue risorse alle attività più importanti, invece di disperdere le tue energie su attività meno significative.
    • Riduci le attività meno importanti: Cerca di eliminare o ridurre le attività meno importanti, in modo da concentrarti sulle attività che producono i maggiori risultati.
    • Analizza i risultati: Monitora i risultati delle tue attività e valuta quali sono quelle che ti portano i maggiori risultati.

    Vantaggi della Legge di Pareto

    L’applicazione della legge di Pareto può portare a diversi vantaggi, tra cui:

    • Maggiore produttività: Focalizzarsi sulle attività più importanti può aumentare la produttività e ridurre lo stress.
    • Migliore gestione del tempo: Concentrarsi sulle attività più importanti può aiutare a gestire meglio il tempo e le risorse.
    • Migliori risultati: Concentrarsi sulle attività che producono i maggiori risultati può portare a risultati migliori e più significativi.
    • Maggiore soddisfazione: Concentrarsi sulle attività che ti portano più soddisfazione può aumentare la felicità e il benessere personale.

    Come posso spiegare la Legge di Pareto ad un bambino?

    Prova così: la legge di Pareto dice che l’80% degli effetti è causato dal 20% delle cause. Ad esempio, pensa a un giardino con 10 piante: solo 2 di queste piante (cioè il 20%) potrebbero produrre l’80% dei frutti. Questo significa che la maggior parte dei risultati deriva da una minoranza di cause, mentre la maggioranza delle cause produce solo una piccola parte dei risultati.

    Conclusione sulla Legge di Pareto

    La legge di Pareto è un concetto economico che afferma che l’80% degli effetti è causato dal 20% delle cause. Questo principio può essere applicato in molti contesti diversi per migliorare l’efficienza e la produttività. Concentrandosi sulle attività più importanti, è possibile ottenere risultati migliori e più significativi, riducendo lo stress e aumentando la soddisfazione personale.

  • Cos’è una sedia da gaming?

    Cos’è una sedia da gaming?

    Una sedia da gioco è un tipo di sedia progettata per il comfort dei giocatori.

    Si differenziano dalla maggior parte delle sedie da ufficio per lo schienale alto progettato per sostenere la parte superiore della schiena e le spalle. Sono anche più personalizzabili: i braccioli, lo schienale, il supporto lombare e il poggiatesta possono essere regolati per il massimo del comfort e dell’efficienza.

    La sedia da gioco ha guadagnato popolarità con la crescente influenza di Twitch e di altri siti Web di streaming di giochi online. Doversi sedere al computer, giocare per ore e ore ha attirato gli streamer ad acquistare sedie da gioco.

    Le prime sedie da gioco sono state prodotte da DXRacer intorno al 2006, un’azienda che originariamente produceva sedili per auto sportive.

    Prima del 2006, l’azienda era nota per la produzione di sedili di fascia alta per auto di lusso. Tuttavia, l’azienda iniziò a incontrare difficoltà con Chrysler che interrompeva più linee di automobili.

    Nel 2008, più aziende hanno iniziato a produrre sedie da gioco.

    Il mercato delle sedie da gioco è cresciuto rapidamente nel 2011 con l’avvento della piattaforma di streaming live Twitch e la diffusione degli eSports. All’interno della community di Twitch, è diventato risaputo che avere una sedia da gioco etichettata come streamer come un giocatore legittimo e rispettabile.

  • Coniugazione verbi come evitare gli errori più comuni! [GUIDA 2021]

    Coniugazione verbi come evitare gli errori più comuni! [GUIDA 2021]

    Coniugazione verbi: che cosa si intende?

    Distinguiamo tre coniugazioni verbali

    • la prima coniugazione: esce in  –are (vocale tematica –a)
    • la seconda coniugazione: esce in –ere (vocale tematica –e)
    • la terza coniugazione: esce in  -ire (vocale tematica -i)

    Per individuare la coniugazione, bisogna riportare il verbo all’infinito

    Esempi:

    correremo: correre = 2° coniugazione

    andassero: andare = 1° coniugazione

    giungere: giungere = 2° coniugazione

    pettiniamo: pettinare = 1° coniugazione

    scrisse: scrivere = 2° coniugazione

    studiarono: studiare = 1° coniugazione

    inquinando: inquinare = 1°coniugazione

    assaliremo: assalire = 3° coniugazione

    luciderai: lucidare = 1° coniugazione

    coniugate: coniugare = 1° coniugazione

    convinsero: convincere = 2° coniugazione

    saremmo partiti: partire = 3° coniugazione

    avrete preso: prendere = 2° coniugazione

    essendo stati comprati: comprare = 1° coniugazione

    raccogliete voi: raccogliere =2° coniugazione

    Tutti i verbi regolari che hanno la stessa terminazione dell’infinito appartengono alla stessa coniugazione e si comportano allo stesso modo nella flessione dei modi e dei tempi.

    Eccezioni!!!!

    Dire  Fare, seguendo la declinazione latina -Dicere  e Facere appartengono alla 2° coniugazione.

    Ricordiamo che

    Essere e Avere  hanno coniugazione propria.


    I modi del verbo possono essere finiti o indefiniti

    I modi finiti danno l’indicazione della persona e del numero.

    I modi finiti sono quattro

    Indicativo: è il modo della realtà, della certezza. Serve ad indicare ciò che è vero, sicuro o è considerato tale.

    Ha otto tempi, di cui quattro semplici e quattro composti.

    Tempi semplici                                              Tempi composti             

    • presente: io pago ……………………..…….. passato prossimo: io ho pagato
    • imperfetto: io pagavo………………...   trapassato prossimo: io avevo pagato
    • passato remoto: io pagai…………………..trapassato remoto: io ebbi pagato
    • futuro semplice: io pagherò………..  futuro anteriore: io avrà pagato

    Per non sbagliare

    Spesso si sbaglia nel coniugare l’indicativo imperfetto:

    Si dice: Credevamo o credavamo?  Si dice -credevamo–  perché l’infinito è credere = la vocale tematica è e, che rimane all’imperfetto.

    Si dice: Studiavamo o studievamo?  Si dice – studiavamo– perché l’infinito è studiare

    Si dice: Scrivevamo o scrivavamo? Si dice –scrivevamo– perché l’infinito è scrivere

    Si dice: Arrivavamo o arrivevamo? Si dice -arrivavamo– perché l’infinito è arrivare

    Inoltre

    Si dice: io comincerò, io mangerò, io lascerò.………… é scomparsa la i di cominciare, mangiare, lasciare

    Si dice: io finisco, tu finisci, egli finisce, noi finiamo, voi finite, essi finiscono. Si coniugano allo stesso modo: io agisco, io capisco, io costruisco, io ferisco, il fiore fiorisce, io guarisco, io impedisco, io patisco, io preferisco, io punisco, io rapisco, io tradisco, io unisco, 

    Esempi di analisi grammaticale  

    • Lei prese il bicchiere che il marito le porgeva 

    prese= voce del verbo prendere, 2° coniugazione, modo indicativo, tempo passato remoto, 3° persona singolare

    porgeva = voce del verbo porgere, 2° coniugazione, modo indicativo, tempo imperfetto, 3° persona singolare

    • Ho messo in forno una torta di mele

    ho messo = voce del verbo mettere, 2° coniugazione, modo indicativo, tempo passato prossimo, 1° persona singolare

    • Il televisore era acceso e guardammo la fine dello spettacolo.

    era acceso= voce del verbo accendere, 2° coniugazione, modo indicativo, tempo trapassato prossimo, 3° persona singolare

    guardammo= voce del verbo guardare, 1° coniugazione, modo indicativo, tempo passato remoto, 1° persona plurale

    • Dopo che ebbero mangiato la pizza, ordinarono un dolce.

    ebbero mangiato= voce del verbo mangiare, 1° coniugazione, modo indicativo, tempo trapassato remoto, 3° persona plurale

    ordinarono= voce del verbo ordinare, 1° coniugazione, modo indicativo, tempo passato remoto, 3° persona plurale

    • Enrico all’esame otterrà ottimi risultati.

    otterrà= voce del verbo ottenere, 2° coniugazione, modo indicativo, tempo futuro semplice, 3° persona singolare

     


    Modo congiuntivo: è il modo dell’incertezza, del dubbio, dell’eventualità

    Tempi semplici                                                              Tempi composti

    presente: che io legga…………………………………….   passato:     che io abbia letto

    imperfetto: che io leggessi………………………………..trapassato: che io avessi letto


    E’ bene ricordare che il congiuntivo presente ha desinenze diverse a seconda della coniugazione

    1° coniugazione: che io ami, che io lodi, che io sogni, che io presti, che io chiami, che io giochi, che io bagni, che noi bagniamo, che voi bagniate, che essi veglino, che essi mischino.

    2° coniugazione: che io tema, che io prenda, che egli dorma, che tu scriva, che io veda, che io legga, che io corra, che io ceda, che io sconfigga, che essi scendano, che voi tentiate, che noi spegniamo, che voi spegniate.

    3° coniugazione: che io serva, che tu serva, che noi serviamo, che io sostituisca, che voi eseguiate, che egli cucia,che noi cuociamo.

    congiuntivo presente del verbo guarire: che io guarisca, che tu guarisca, che egli guarisca, che noi guariamo, che voi guariate, che essi guariscano.  Si coniugano allo stesso modo: io agisco, io capisco, io costruisco, io ferisco, il fiore fiorisce, io guarisco, io impedisco, io patisco, io preferisco, io punisco, io rapisco, io tradisco, io unisco, 

    Errori nell’uso del congiuntivo quando esprime un comando

    Non si dice…………………………………………………………………………….Si dice

    • venghi avanti                                                                                 venga avanti
    • facci presto                                                                                    faccia presto
    • dichi la verità                                                                                dica la verità
    • prendi il biglietto                                                                         prenda il biglietto avanti
    • sii veloce                                                                                         sia veloce
    • vadi avanti                                                                                     vada avanti

    Nell’italiano parlato in alcune zone d’Italia si usa il congiuntivo imperfetto al posto del presente nelle esortazioni: è un errore.

    Non si dice……………………………………………………………………………Si dice

    • entrasse pure                                                                                 entri pure
    • si accomodassero                                                                         si accomodino
    • ci pensasse per tempo                                                                 ci pensi per tempo
    • salisse in casa                                                                                salga in casa
    • facesse con comodo                                                                     faccia con comodo
    • pagassero il conto                                                                        paghino il conto

    Sempre più spesso, sia all’orale che allo scritto, l’indicativo sostituisce il congiuntivo

    Sbagliato………………………………………….Corretto

    Pensi davvero che sono uno sciocco? = Pensi davvero che sia

    Mi pare che avete già risolto tutto da soli. = Mi pare  che abbiate

    Sono convinto che lo sapevi, ma non l’hai detto. =Sono convinta  che lo sapessi

    Ho pensato che il cane ha sentito il rumore.  = Ho pensato che il cane  abbia sentito

    E’ necessario che telefonate a Sara. = E’ necessario che telefoniate

    Esempi di analisi grammaticale del congiuntivo

    • Tutti gli alunni speravano che il professore assegnasse pochi compiti.

     Assegnasse = voce del verbo assegnare, 1° coniugazione, modo congiuntivo, tempo imperfetto 3° persona singolare

    • Molti pensano che io abbia vinto la lotteria, ma non è vero.

    Che io abbia vinto = voce del verbo vincere, 2° coniugazione, modo congiuntivo, tempo passato, 1° persona singolare

    • Se il figlio avesse parlato con sincerità, la madre l’avrebbe perdonato.

    Avesse parlato = voce del verbo parlare, 1° coniugazione, modo congiuntivo, tempo trapassato, 3° persona singolare

    • E’ probabile che Luca venga domani.                                                           

     Che venga = voce del verbo venire, 3° coniugazione, modo congiuntivo, tempo presente, 3° persona singolare

    Non sbagliare: si dice

    dessi   e non dassi: che io dessi, che tu dessi, che egli desse, che noi dessimo, che voi deste, che essi dessero

    stessi e non stassi: che io stessi, che tu stessi, che egli stesse, che noi stessimo, che voi steste, che essi stessero

    Esempi

    Ero convinto che tu stessi dormendo

    Mi chiedevo chi ti desse la forza di essere così veloce.


    Coniugazione verbi: Modo condizionale

    Il modo condizionale esprime un’azione che è possibile o realizzabile soltanto se si verificano prima determinate condizioni. E’ il modo dell’incertezza e della possibilità.

    Il condizionale ha due tempi

    Tempi semplici                                                                                           Tempi composti

    Presente= io leggerei…………………………………………………………………..Passato = io avrei letto


    Esempi

    Se avessimo i sodi, compreremmo una bicicletta nuova.

    Avrei mangiato anche due fette di torta, ma mi sentivo già sazio.

    Le dissi che sarei andato da lei subito.

    Vorrei che tu fossi più puntuale.

    • Ricorda che nella frase che ha un – se – che indica una condizione o un’ipotesi,  non si mette il condizionale, ma il congiuntivo.

    Errori nell’uso del condizionale

    si dice…..………………………………………………………………………………….. non si dice                                                                                      

    Se tu venissi con me, mi fareste un piacere                                                                                            Se tu verresti con me, mi faresti un piacere

    Se fosse venuto, si sarebbe divertito                                                                                                      Se sarebbe  venuto, si sarebbe divertito

    Se avessero  studiato, sarebbero stati promossi.                                                                                 Se avrebbero studiato, sarebbero stati promossi

    Se non aveste detto bugie, ora non sareste puniti.                                                                               Se non avreste detto bugie, ora non sareste puniti.

    Marco sarebbe felice, se potesse uscire di sera.                                                                                    Marco sarebbe felice se potrebbe uscire di sera.

    Se lo vedessi, gli parlerei                                                                                                                             Se lo vedrei, gli parlerei

    Se fosse venuto, si sarebbe divertito                                                                                                        Se sarebbe venuto, si sarebbe divertito

            –  Attenzione: se il  -se – è interrogativo, vuole il condizionale

    Dimmi se verresti volentieri con me = condizionale

    Nei suoi panni, non so se lo farei = condizionale

    Domandati se non sarebbe meglio rinunciare = condizionale

    Se non aveste detto bugie, ora non sareste puniti.= condizionale


    Esempi di analisi grammatica

    • Se fosse stato per me, Mario sarebbe venuto.

    fosse stato = voce verbo essere, coniugazione propria, modo congiuntivo passato, 3° persona singolare.

    sarebbe venuto = voce verbo venire, 3° coniugazione, modo condizionale, tempo passato, 3° persona singolare

    • Chissà che cosa capiterebbe se piovesse.

    capiterebbe = voce verbo capitare, 1° coniugazione, modo condizionale, tempo presente, 3° persona singolare

    piovesse = voce verbo piovere, 2° coniugazione, modo congiuntivo, tempo imperfetto, 3° persona singolare

    • Avrei eseguito qualsiasi ordine se mi avesse promesso un lavoro.

    avrei eseguito = voce verbo eseguire, 3° coniugazione, modo condizionale, tempo passato, 1° persona singolare

    avesse promesso = voce verbo promettere, 2° coniugazione, modo congiuntivo, tempo trapassato, 3° persona singolare


    Coniugazione verbi – Modo imperativo

    Il modo imperativo esprime un ordine, un divieto, un’esortazione, un consiglio.

    Tempo 

    Presente con solo 2 persone: tu e voi

    Leggi! (tu)    Leggete! (voi)

    Per le altre persone si usano le forme del congiuntivo presente, che viene chiamato – congiuntivo esortativo.

    Esempio

    Leggi tu ( imperativo),-  legga Mattia( congiuntivo)- leggiamo tutti (congiuntivo)-  leggete voi (imperativo)-  leggano i maschi (congiuntivo)

    Come si esprime un ordine negativo? -Non-  davanti all’infinito del verbo per la 2° persona singolare,  per le altre persone il – non – precede il congiuntivo o l’imperativo.

    Mattia, non leggere (tu)

    voi due, non leggete (voi)

    non leggiamo e non scriviamo (noi)

    ora non leggano i maschi (essi)

    Esempi di analisi grammaticale

    Finisci di mangiare!

    • finisci = voce verbo finire 3° coniugazione, modo imperativo, tempo presente 2° persona singolare

    Mangiate in fretta!

    • mangiate = voce verbo mangiare, 1° coniugazione, modo imperativo, tempo presente, 2° persona plurale

    Non bevete quella bibita ghiacciata!

    • bevete = voce verbo bere, 2° coniugazione, modo imperativo, tempo presente, 2° persona plurale

      Modi indefiniti : infinito, participio, gerundio

     Infinito

    tempo presente = leggere                    tempo passato = avere letto

     

    Participio

    tempo presente = leggente, amante    tempo passato = letto, amato

     

    Gerundio

    tempo presente = leggendo                    tempo passato = avendo letto


    Modo infinito

    Il modo infinito esprime un’azione in modo impreciso, senza indicarne il soggetto. Per questo motivo non ha numero, né persona.

     

    L’infinito presente indica un’azione contemporanea o posteriore (che avverrà dopo) rispetto a quello della reggente.

    Esempi

    • Penso di leggere bene.(azione contemporanea) Pensavo di leggere bene. (azione contemporanea)  Penso di partire nel pomeriggio (azione futura) Pensavo di partire nel pomeriggio (azione futura)

    L’infinito passato esprime un fatto anteriore (che è avvenuto prima) rispetto a quello della reggente

    Esempi

    • Penso di aver letto bene (prima ho letto e ora penso).  Pensavo di aver letto bene (prima avevo letto, poi avevo pensato)

     

    Modo participio

    Il modo participio si comporta sia come verbo sia come aggettivo. Ha coniugazione, tempo e numero come un verbo, ma anche genere e numero, come un aggettivo o un nome.

    Il participio presente  è di uso raro.= I concorrenti dovranno esibire copia del diploma di laurea. Più comunemente è usato come aggettivo = L’alunno assente. L’alunna assente. Gli alunni e le alunne assenti.

    Il participio passato, usato come verbo, esprime un’azione avvenuta prima di quella della reggente, presentandola come già avvenuta e conclusa.

    Esempi

    Gli amici partiti (azione già conclusa) per le vacanze    tornano (azione presente) nel pomeriggio. La polenta cotta (che è stata cotta) sul fuoco a legna è più saporita. L’albero colpito (che era stato colpito) dal fulmine fu abbattuto.

    Il participio passato, usato come aggettivo, concorda col nome cui si riferisce: il pane sfornato, la torta sfornata. Il libro ha le pagine ingiallite.

    Osservazioni

    • Il participio unito all’ausiliare Avere rimane quasi più invariato: Luca mi ha riportato il cappello. Lucia mi ha riportato il cappello.
    • Quando si riferisce ad un complemento oggetto che lo precede può concordare con esso o rimanere invariato: Il cappello che ho comprato. La sciarpa che ho comprato/comprata. Gli stivali che ho comprato/comprati.
    • Quando il complemento oggetto precedente è costituito dalle particelle pronominali  lo, la, li, le, è obbligatoria la concordanza. Ho incontrato Luca e l’ho salutato. Ho incontrato Lucia e l’ho salutata. Ho incontrato le mie amiche e le ho salutate. Ho incontrato i miei amici e li ho salutati.

    Modo gerundio

    Il modo gerundio indica le modalità (di mezzo, di tempo, di causa….) secondo le quali avviene un’altra azione.

    Il gerundio è sempre usato nelle proposizioni dipendenti, perché da solo non ha significato.

    Il gerundio presente esprime un’azione o un fatto che si svolge in contemporaneità con l’azione della proposizione reggente.

    Esempi

    • Camminando (mentre camminavo), mi sentii svenire. Sbagliando ( con lo sbagliare) si impara. E’ diventato celebre giocando (per mezzo del gioco) a pallone. Ancora sorrido pensando (quando penso) allo scherzo.

    Il modo gerundio passato esprime un’azione o un fatto che si sono svolti prima dell’azione della proposizione reggente.

    Esempi

    • Essendosi spenta (poiché si era spenta) la luce, non vedevamo niente. Essendo stato occupato (poiché ero stato occupato) in ufficio, non potei venire. Essendo giunto a scuola (dopo essere giunto a scuola) ho visto il mio amico.

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  • Analisi grammaticale: aggettivi numerali

    Analisi grammaticale: aggettivi numerali

    Analisi grammaticale: gli aggettivi numerali

    Aggettivi numerali spiegati semplicemente: anche questo aggettivo appartiene alla categoria di aggettivo determinativo o pronominale perché  può essere usato come pronome.

    Gli aggettivi numerali esprimono una quantità numerica e  sono di vari tipi: cardinali,  ordinali, moltiplicativi, frazionari, collettivi, distributivi.

    Gli aggettivi numerali cardinali sono chiamati così perché costituiscono il cardine della numerazione, ossia l’elemento base di essa. Sono partita con sei amici.

    Sono tutti invariabili, tranne uno che ha le forme un, uno, una.  Anche mille  al plurale diventa mila. (duemila, centomila). Uno scoiattolo e una zebra. Mi hai dato soltanto mille baci, ma io ne volevo duemila.

    I numeri cardinali, oltre che il lettere, si possono scrivere anche in cifre, che vengono definite arabe, perché questo sistema è stato trasmesso  dagli Arabi durante il Medioevo. Prima dei numeri arabi venivano usati i numeri romani, che ora usiamo per indicare i numeri ordinali.

    E’ opportuno, però, scrivendo,  esprimere i cardinali in  lettere anziché in cifre, che vanno  riservate alle date, o alle informazioni scientifiche. Sono andata con tre amiche. Mio cugino ha due cuccioli.   La mia classe è composta da quindici maschi e otto femmine, di età compresa tra i dieci e i  tredici anni. Se i numeri sono troppo lunghi per essere scritti in lettere, si ritorna a scrivere in numero. Il Po è lungo 652 Km.  

    Particolarità

    • L’aggettivo numerale cardinale uno, davanti ai nomi che iniziano per vocale, si tronca davanti ai nomi maschili: un cavallo,  un cane e si elide davanti ai nomi femminili: un’amica, un’anima. 
    • I numeri composti con uno ( ventuno, quarantuno, sessantuno) possono subire troncamento sia davanti ad un nome maschile che femminile: ventun quaderni, quarantun conoscenti. La nonna ha  compiuto sessantun  anni.    Ha vissuto in Francia per ventun anni.                  
    •  Se seguono il nome, concordano solo nel genere: quaderni ventuno, conoscenti quarantuno, anni sessantuno.
    • Quando il numerale uno  segue un numero maggiore ed è unito a lui  per mezzo di una – e si ha l’accordo con il sostantivo: cento e un giorno, mille e una notte.
    •  Tre non vuole mai l’accento perché è un monosillabo. Sono invece accentati i suoi composti: tre amici, tre amiche;  trentatré amici,  cinquantatré amiche.
    • I multipli   del milione e del miliardo si scrivono staccati, senza congiunzione:  due milioni, sette miliardi. Non sono però aggettivi, ma sostantivi e formano regolarmente il plurale: due miliardi di dollari,  un milione di soldati.
    • I numeri cardinali, come tutti gli aggettivi, possono essere usati come sostantivati. Sono le due. Una donna sui trenta.   La spedizione dei Mille.  La storia dell’Ottocento.   Sono nato nel 1981.
    • Gli aggettivi numerali cardinale possono essere usati in espressioni idiomatiche e iperboliche. Andiamo a fare quattro passi. Te l’ho ripetuto mille volte. Le scriverò due righe di ringraziamento.

    Gli aggettivi numerali ordinali

    Gli aggettivi  numerali ordinali sono chiamati così perché indicano il numero di una successione. Sono variabili nel genere e nel numero e concordano col nome cui si riferiscono. Si presenti la terza candidata.  E’ il mio secondo giorno di assenza.

    I primi dieci aggettivi ordinali derivano dai corrispondenti ordinali latini: primo – secondo – terzo – quarto – quinto – sesto – settimo – ottavo – nono- decimo.

    Dal dieci in poi gli aggettivi ordinali si formano aggiungendo il suffisso -esimo al numero cardinale, che in genere perde la vocale finale. Undic-esimo. Dodic-esimo. Vent-esimo.     Centun-esimo.  Mill-esimo. 

    La caduta della vocale finale non avviene nei composti con tre, perché l’ultima vocale è accentata. Trentatré.  Trentareesimo.

    In letteratura, con uso limitato, si possono trovare anche   Undicesimo = decimoprimo, undecimo.      Dodicesimo = decimosecondo., duodecimo.                               Ventesimo =  vigesimo.                    Trentunesimo = trigesimoprimo, trentesimoprimo. 

    L’aggettivo numerale ordinale può essere sostantivato dall’articolo. I primi sono stati i due fratelli.

    Particolarità

    • Gli ordinali, oltre che in cifre romane,  possono essere scritti anche in cifre arabe accompagnate da una piccola lettere in esponente   -ª per il femminile = Ha vinto la squadra.        -º per il maschile = Occupa il posto.
    • Si utilizzano le cifre romane per identificare papi, re e regine : Elisabetta I  d’Inghilterra  era detta the Virgin.     Papa Paolo VI.   Vittorio Emanuele II fu re d’Italia
    •  E’ sbagliato scrivere la cifra romana seguita dalla lettera in esponente  (Pio IXº   Carlo Vº)
    • Le cifre romane vengono spesso usate per indicare i secoli. La rivoluzione francese avvenne nel XVIII secolo.
    • Come si indica la data in un testo? Dipende dal tipo di testo. Nelle lettere e nei documenti burocratici si scrive indifferentemente:  10 dicembre 1981,     10-12- 1981,   10- XII- 1981,   10.12.1981.   Nei testi di tipo narrativo si indicano il giorno e l’anno in cifre e il mese in lettere: Giovanni Boldini nasce a Ferrara il 31 dicembre 1842
    • Il primo giorno del mese, in un testo narrativo, va indicato per esteso, con il numero ordinale.   Il primo (di) marzo.    Il primo (di)  aprile.

    Analisi grammaticale:  i numerali moltiplicativi

    I numerali moltiplicativi sono chiamati così perché moltiplicano l’unità per un  certo numero di volte. Sono  doppio, triplo, quadruploHo fatto un tuffo con doppio salto mortale.   Ho fatto un lavoro quadruplo rispetto al tuo.

     Ma anche   duplice, triplice, quadruplice… sono numerali moltiplicativi.   L’Italia fece parte della Triplice Alleanza.  Ho fatto un duplice guadagno.

    I numerali moltiplicativi possono essere sostantivati premettendo l’articolo.  10 è  il doppio di 5.  18 è  il triplo di 6.

    I numerali frazionari

    I numerali frazionari  sono formati dall’unione di un numerale cardinale, che indica la parte, e di un numerale ordinale,che indica il tutto.   Due terzi della classe non ha studiato.    Il gatto ha mangiato un quarto del pollo.

    Per esprimere la divisione dell’unità in due parti si usano i termini metà e  mezzo.   Cinque è la metà (un mezzo) di  dieci.

    Mezzo può essere aggettivo quando precede il nome cui si riferisce, quindi concorda con il nome in genere e il numero. Tre mezze pere. Ho bevuto  mezza bottiglia di acqua minerale.            Quando lo segue,  può restare invariato ( in tal caso  corrisponde al sostantivo un mezzo) oppure concordare con il nome sottinteso. Un chilo e mezzo.  Una pera e mezzo (o mezza). 

    Nelle indicazioni delle mezze ore si può ugualmente usare il maschile o il femminile.   Ci sarai alle cinque e mezzo (o mezza)?

    Quando si dice la mezza, si intende un sostantivo femminile che indica le 12,30.

    I numerali distributivi

    Sono locuzioni che indicano come più persone o cose sono distribuite nello spazio e nel tempo. A uno a uno.  A due a due.  Uno per uno.  Due per due. Uno per volta.  Due alla volta.  Uno ciascuno. Due ciascuno. Uno per ciascuno. Due per ciascuno. I sodati uscirono dalla caserma a uno a uno (uno per volta). Salì gli scalini a due a due.

    I numerali collettivi

    I numerali collettivi indicano un insieme di persone o cose e sono per lo più nomi. Sono paio – coppia – decina – dozzina – ventina …- centinaio  ( pl. centinaia) –migliaio ( pl. migliaia).  Ho comprato un paio di quaderni e una dozzina di fogli da disegno.

    Sono numerali collettivi anche

    • i nomi che indicano un periodo di due  o più anni:  biennio – triennio – quadriennio – decennio – trentennio. Nell’ultimo triennio ho vissuto a Londra.
    • i nomi che indicano un periodo di uno o più mesi:  bimestre – trimestre – quadrimestre – semestre.  E’ possibile frequentare anche solo un bimestre.
    • i nomi che indicano una composizione musicale per  due o più esecutori:  duetto – trio – quartetto – quintetto. Il quartetto è la composizione da camera per eccellenza. Il duetto è una composizione per due strumenti di pari livello.
    • i nomi  usati nel gioco della tombola:  ambo – terno – quaterna – cinquina.
    • i termini della metrica:  terzina – quartina – sestina – ottava.    La terzina è la strofa usata da Dante.
    • sono numerali collettivi anche gli aggettivi ambedue e entrambi e significano – tutti e due –    Precedono  l’articolo e  il nome cui si riferiscono.  Ambedue (Entrambi) i ragazzi erano pentiti.   Va precisato che ambedue è invariabile, mentre entrambi ha il femminile in entrambe.

    Vota gli Aggettivi Numerali

  • Aggettivi indefiniti: analisi grammaticale

    Aggettivi indefiniti: analisi grammaticale

    Aggettivi determinativi indefiniti: ecco spiegata l’analisi grammaticale

    Gli aggettivi indefiniti rappresentano una quantità o una qualità  del nome che accompagna in modo indeterminato.

    Aggettivi indefiniti  maschili e femminili singolare  (possono essere usati anche come pronomi) 

    • ciascuno – ciascuna; nessuna – nessuno; alcuno – alcuna; certo – certa; taluno – taluna; altro – altra; poco – poca; tanto – tanta; molto- molta; troppo – troppa; parecchio – parecchia; altrettanto – altrettanta; tutto – tutta; alquanto – alquanta; vario – varia; diverso – diversa.

    Aggettivi indefiniti maschili e femminili plurale (possono essere usati come pronomi)

    • alcuni – alcune; certi – certe; certuni – certune; tali -tali; taluni – talune; altri – altre; pochi – poche; tanti – tante; molti – molte; troppi – troppe; parecchi – parecchie; altrettanti – altrettante; tutti – tutte; alquanti – alquante; vari – varie; diversi – diverse.

    Alcuni sono invariabili e non possono essere usati come pronomi

    • ogni; qualunque; qualsiasi; qualche.

    Certo e diverso : indefiniti e qualificativi

    Questi  due aggettivi assumono significati diversi secondo il contesto.

    Se sono collocati prima del nome hanno valore di aggettivi indefiniti:

    • Certe risposte lasciano l’amaro in bocca  =  Alcune risposte,aggettivo indefinito.
    • E’ successo diverso tempo fa = Molto, parecchio, aggettivo indefinito.

    Se sono collocati dopo il nome hanno valore di aggettivi qualificativi

    • Finalmente potrò darti un aiuto certo = sicuro   aggettivo qualificativo
    • Ho in mente progetti diversi dai tuoi = differenti  aggettivo qualificativo

    Certo può avere anche valore  di aggettivo dimostrativo –  Certi errori si pagano (questi, simili) = aggettivo dimostrativo

    Certo, se preceduto da articolo indeterminativo, indica una persona di cui non si conosce l’identità – Ha telefonato un certo Rossi.

    Certo, senza articolo, ha valore dispregiativo – Certa gente è proprio insopportabile.

    Certo può avere anche valore intensivo – Ho visto certe ragazze!


    Nulla, niente, nessuno se seguono il verbo, vogliono un –nonpleonastico ( superfluo);  quando lo precedono non vogliono la negazione.

    • Non ho capito niente.  Non penso a nulla. Non credo a nessuno.
    • Parla come se niente fosse (perché segue il verbo)  Niente può nuocermi. Nessuno mi può giudicare.

    Tale….. quale,  tanto….. quanto, alcuni…..altri, altrettanti…..quanti  formano coppie di indefiniti correlativi

    Tutto precede sempre l’articolo o il dimostrativo che accompagna il nome –  Tutta la gente guardava il cielo. Tutto questo è insopportabile.

    Alcuno, ciascuno, nessuno  davanti a parola che inizia per vocale presentano il troncamento come uno – Ciascun animale riconosce i propri cuccioli

    Molto, poco, parecchio, troppo, tanto, alquanto possono essere usati come avverbi:

    Tanto meglio! Luigi studia poco. E’ una persona tanto buona.

    Esempi di analisi grammaticale di Aggettivi indefiniti

    Alcuni tuoi amici

    alcuni = aggettivo indefinito maschile plurale

    tuoi = aggettivo possessivo maschile plurale

    amici = nome comune di persona, concreto, maschile , plurale, primitivo.


    Qualsiasi pensiero assurdo

    qualsiasi = aggettivo indefinito invariabile

    pensiero = nome comune di cosa,astratto, maschile, singolare, primitivo.

    assurdo = agg. qualificativo di grado positivo, maschile, singolare


    Tante rose profumatissime

    tante = aggettivo indefinito femminile plurale

    rose = nome comune di cosa, concreto, femminile, plurale, primitivo.

    profumatissime = agg. qualificativo di grado superlativo assoluto, femminile plurale.

    vota qui gli “Aggettivi indefiniti”: 

  • Paradosso cosa significa?

    Paradosso cosa significa?

    Cosa significa paradosso?

    PARADOSSO:  procedimento logico in cui la premessa e la conclusione sono in contraddizione. Es: Più studi , più sai;  più sai, più dimentichi; più dimentichi, meno sai; studiare non serve a nulla.

    Significato di paradosso dal dizionario Devoto Oli (iPad)

    paradosso1 ‹pa·ra·dòs·so› s.m.

    1. Proposizione formulata in apparente contraddizione con l’esperienza comune (i p. degli stoici) o con i principi elementari della logica, ma che all’esame critico si dimostra valida │ Paradossi di Zenone, volti a dimostrare l’assurdità del movimento e l’inesistenza della molteplicità (celebre quello che vede il corridore più veloce, Achille, impossibilitato a raggiungere la più lenta tartaruga) ║ Affermazione che, indipendentemente dalla sua verità o falsità intrinseca, è presentata in forma tale da sorprendere il lettore o l’uditore: filosofo, conferenziere amante dei p.║ Idea, comportamento, circostanza contraddittori o assurdi: sembra un p., ma è andata esattamente così.

    2. Nella letteratura greca, spec. dell’età alessandrina, breve narrazione di fatti straordinari o aneddoti bizzarri tratti dalla natura e dalla storia, per lo più raccolti in sillogi.

    ETIMO Dal gr. parádokson, der. di dóksa ‘opinione’, col pref. para- ‘para-2=>

    DATA sec. XVI.

    Esempi paradosso

    I paradossi si usano in scienze, economia e filosofia per stimolare la riflessione su un tema o per evidenziare un comportamento apparentemente contraddittorio e senza una spiegazione chiara.

    In letteratura, invece, il paradosso serve per esaltare un’idea, invitare il lettore alla riflessione, mostrare un contrasto, fare una battuta.
    In questo caso il paradosso viene chiamato anche antinomia ossia “problema contro le regole”
     
    Esempi
    “Io mento”  paradosso di Epimenide.
    Se dico “io mento” sto dicendo il falso, ma se dico il falso, sto anche dicendo il vero, dato che sto mentendo, esattamente come ho affermato nell’enunciato iniziale (io mento).
    Quindi l’affermazione “io mento” è vera sia quando dico la verità sia quando affermo il falso: è un’antinomia o paradosso.
    Il paradosso del nonno
     
    E’ un paradosso che si usa frequentemente nelle opere che riguardano i viaggi nel tempo, come Terminator, Ritorno al futuro o Futurama.
    Supponiamo che una persona possa viaggiare nel tempo e retrocedere di vari anni. Se uccide il nonno prima che abbia una discendenza, il protagonista del viaggio (nipote) non sarebbe nato né avrebbe avuto figli. Come avrebbe potuto retrocedere nel tempo per ammazzare il nonno, se non era mai nato?
    Per trovare una soluzione  a questo paradosso, qualcuno ha ipotizzato l’esistenza di universi paralleli alternativi.
    Vota qui il significato di paradosso: 
  • Shalla o scialla: che cosa significa

    Shalla o scialla: che cosa significa

    Shalla o Scialla? Entrambi. Ma cosa significa questo termine? E quale dei due è più utilizzato nel gergo giovanile?

    Da dove derivano queste parole? Leggi qui per scoprire le risposte alle tue domande!

    Shalla o Scialla: che cosa significano questi termini?

    Il termine – scialla– è diventato di uso nazionale nel 2011 con l’uscita del film omonimo, Scialla, di Francesco Bruni, in cui si raccontavano le vicende di uno studente romano,  che  esprimeva  con questo termine la sua filosofia di vita,  “tranquillo, non te la prendere, stai sereno”.

    Per rendere l’interiezione ancora più diffusa ed orecchiabile il film ha proposto la canzone -Scialla– in cui tutto è “scialla” dal telefono che squilla (e non deve procurare ansia) al fatto che non ha suonato la sveglia e si entra in classe alla 2° ora. Ma è scialla anche stare con gli amici o uscire con la propria ragazza, in questo caso scialla diventa pace, serenità, piacere.

    Sembra, però, che l’espressione, anche nella forma shalla, si precedente e comune presso i giovani romani che  già dall’inizio del 2000 usano l’espressione scialla, anzi  uniscono espressioni inglesi con altre in romanesco, per cui invece di take it easy dicono take it scialla.

    Anche nel Nord Italia molti preadolescenti rispondono a qualsiasi richiesta dei genitori con- scialla – come intercalare, rendendo gli adulti dapprima perplessi, poi via via sempre più rassegnati  ad un linguaggio che sembra essersi diffuso a macchia d’olio.

    Altre fonti mi hanno raccontato che il termine “Sciallo” è usato nel gergo giovanile come polleggio, polleggiato, polleggiatela… che significa di stare calmo tranquillo e di prenderla con calma.

    Origine di Shalla o Scialla

    Ma  questa parola – Shalla o Scialla – da dove deriva?

    Sembra partita dalla periferia romana  che forse ha italianizzato l ‘espressione araba – Inshallah Se Allah vorrà, A Dio piacendo. E’ una delle espressioni arabe più conosciute al mondo, per l’intreccio delle popolazioni che si spostano nei continenti, ma anche grazie ad Oriana Fallaci che nel 1990 ha pubblicato un libro – Inshallah- appunto, ambientato nella guerra civile in Libano.

    Per completare la visione di questo termine così diffuso, si può osservare come Spagna e Portogallo, che in epoche passate sono venute a contatto con la cultura araba, hanno trasformato nell’uso l’espressione originale.

    Sia in Portogallo  che in Spagna – Inshallah – è diventato molto comune  nelle espressioni rispettivamente – Oxalà – portoghese e – Ojalà –  spagnolo, e si può tradurre – Se Dio vorrà –  per esprime un desiderio che  non si è ancora realizzato, ma che si spera che accada in futuro, se Dio lo vorrà.

    vota qui il significato di “Shalla o Scialla”: 

     

     

  • Cosa significa Meme Coffin?

    Cosa significa Meme Coffin?

    Ultimamente stanno spopolando su Youtube video "Meme Coffin".
    L'origine del meme Dancing Coffin, ovvero la danza con le bare è un'antica tradizione comune in Ghana. Gli abitanti di questo paese assumono speciali ballerini per il funerale per inviare allegramente i morti al prossimo mondo. Viene spiegato bene in questo video Youtube https://youtu.be/kvHhmGcFGnQ. 
    
    Successivamente sono apparsi altri video che dimostrano questa tradizione montati con scene di persone che rischiano di farsi molto, ma molto male... Questi video pubblicati su Youtube e TikTok raggiungono milioni di visualizzazioni in poco tempo. 
    Non si sa esattamente chi e quando abbia avuto l'idea di renderlo un meme. Il primo noto apparso in Tiktok il 26 febbraio 2020. L'utente @lawyer_ggmu ha preso come base un video con uno sciatore che salta senza successo su un trampolino. Ma invece di cadere, viene mostrato un video coi danzatori ghanesi. 

    Qual è la canzone dei meme coffin?

    La canzone alla base dei video meme coffin è Astronomia di Vicetone, Tony Igy. La puoi ascoltare su Spotify qui:

    https://open.spotify.com/track/3hWfKBt3n7j1xqIy6LA5ve

    Quali sono i meme coffin più visti?

    Oltre 3Milioni di visualizzazioni per questo video, gli altri che seguono si avvicinano al milione di visualizzazione raggiunte in pochi giorni…

    https://www.youtube.com/watch?v=2rSsuEQbLpI
    https://www.youtube.com/watch?v=H-ARhyBMNEM
    https://www.youtube.com/watch?v=HG–64Bb60A

    Che significato hanno i danzatori con le bare?

    I danzatori con le bare sono un meme che allude ad un esito fatale. Nel caso dei video di Tiktok, viene utilizzato un genere popolare: i video falliscono. Questi includono, ad esempio, il meme Diretto da Robert B. Weide.
    
    Nel caso dei meme ordinari, i ballerini con una bara sono portatori di morte imminente. Questo argomento è diventato particolarmente popolare tra i meme sul coronavirus cinese.

    Hai visto un meme coffin particolare? lascia il link nei commenti!

     

  • Verbi : aspetti generali e analisi grammaticale [GUIDA 2021]

    Verbi : aspetti generali e analisi grammaticale [GUIDA 2021]

    I verbi  sono fondamentali per la comunicazione. In questo articolo spieghiamo gli aspetti generali, come analizzare i verbi, il verbo essere ed il verbo avere, esempi di analisi grammaticale dei verbi, i verbi servili, i verbi copulativi ed i verbi fraseologici.

    Verbi: aspetti generali

    Il verbo (dal latino verbum = parola) è l’elemento indispensabile per qualsiasi comunicazione. Ogni frase contiene sempre un verbo, anche se non è espresso.

    Esempio: Buon anno! (sottinteso: ti auguro un buon anno). Aiuto! (sottinteso: chiedo aiuto). Queste frasi, con il verbo non espresso, sono dette frasi nominali.

     

    Il verbo è la parola che indica un‘azione, uno stato, una qualità, l‘esistenza del soggetto.

    • Anna ripassa la lezione = azione compiuta dal soggetto
    • Anna siede sul banco =  stato del soggetto
    • Anna è una bella ragazza = qualità del soggetto
    • C‘è anche Anna = esistenza del soggetto

    In una voce verbale riconosciamo i seguenti elementi:


    la radice (lessema)               = cant-are

    la vocale tematica                  = cant-a-re

    il tema                                      =  canta-re

    caratteristica temporale       = cant-a-v-amo

    la desinenza                           =  cant- o


    La maggior parte dei verbi nella frase svolge la funzione centrale di dire qualcosa del soggetto. Ci sono anche verbi che possono avere funzione di “servizio” ad altri verbi

    verbi ausiliari (essere, avere)

    servili (potere, dovere, volere)

    fraseologici (stare per, continuare a…..)


    Le determinazioni essenziali  del verbo sono le seguenti:

    • La persona  = prima, seconda, terza
    • il numero    = singolare, plurale
    • il modo        = finito (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo)     indefinito o nominale (infinito, participio, gerundio)
    • il tempo       = presente (presente)  passato (imperfetto, passato prossimo, passato remoto, trapassato prossimo) futuro (futuro semplice, futuro anteriore)
    • il genere       = transitivo, intransitivo
    • la forma       = attiva, passiva, riflessiva

    La persona e il numero del verbo

    I verbi italiani hanno

    • tre persone singolari

    1° persona    io

    2° persona    tu

    3° persona    egli, esso, essa

    • tre persone plurali

    1° persona   noi

    2° persona   voi

    3° persona  essi esse


    Difficoltà che  si possono incontrare nell’individuare la persona (soprattutto tra gli stranieri):

    Esempi

    io e mia sorella = noi

    Anna e Franco  = essi

    tu e il tuo amico = voi

    Anna e Paola = esse

    il cane e il gatto = essi

    mio padre ed io = noi

    vostro fratello e tuo zio = essi

    tu ed io = noi

    tu e lui = voi

    lui e te = voi

    noi e voi = noi

    voi e noi = noi


    La maggior parte dei verbi nella frase svolge la funzione centrale di dire qualcosa del soggetto. Ci sono anche verbi che possono avere funzione di “servizio” ad altri verbi

    Verbi ausiliari (dal latino auxilium = aiuto)  essere, avere

    Il verbo essere si usa

    • Come ausiliare di se stesso nei tempi composti: Siamo stati a cena fuori ieri sera. Ieri sei stato coraggioso. Sarò stato svelto? 
    • Con i verbi intransitivi, il cui participio passato può essere usato anche da solo,come aggettivo: L’altro ieri è nato un bel bambino. Oggi la luna è spuntata tardi. Siamo arrivati in perfetto orario.
    • Per formare i tempi composti dei verbi impersonali: Non ricordo più se l’anno scorso è piovuto o è nevicato nella settimana di Natale. Si è mangiato bene al ristorante. Mi era sembrato di essere in ritardo.
    • Nei tempi semplici e in quelli composti della forma passiva di tutti i verbi transitivi: E’ accompagnato dalla madre. Era stato accompagnato dalla madre. Matteo è lodato dalla sua insegnante.

    Il verbo avere si usa

    • Come ausiliare di se stesso, nei tempi composti: Avevamo avuto qualche problema. Ho avuto mal di schiena. Dice di aver avuto fretta nel consegnare il compito. Ho avuto 
    • Per formare i tempi composti di tutti i  verbi transitivi attivi: Abbiamo vinto alla lotteria. Ho scritto una lettera al nonno. Avete mangiato un panino? Avrai studiato abbastanza?
    • Per formare i tempi composti di alcuni verbi intransitivi: Ha camminato. Ha cenato. Ha dormito. Ha giocato. Ha pianto Ha riso. Ha sognato. Ha viaggiato.

    I verbi  essere e avere possono essere usati da soli e avere un significato proprio.

    • Esempi

    Dio é o c’è (= esiste).  Siamo qui (= stiamo, ci troviamo). I nonni sono in cucina (= si trovano). Luca é attento (= copula)

    I nostri amici hanno una bella macchina (= possiedono). Mio fratello avrà un premio (= otterrà)

    Accordo del participio passato col soggetto

    • Quando l’ausiliare è essere il participio passato si accorda in genere e numero con il soggetto Sono arrivato/a di corsa. Siamo arrivati/e alla stazione.
    • Quando l’ausiliare è avere il participio  passato  normalmente rimane invariato, senza accordo: Hai guardato cosa fanno oggi al cinema?Avete guardato la televisione tutto il giorno.
    • Nel caso in cui il complemento oggetto sia costituito dai pronomi personali lo, la, li, le, l’accordo in genere e numero è invece obbligatorio: L’ho guardata di sfuggita. Le ho guardate attentamente.

    E’ bene precisare che essere e avere  hanno coniugazione propria, diversa rispetto a quella degli altri verbi,pertanto non appartengono a nessuna delle tre coniugazioni.

    Esempi di analisi grammaticale del  verbo

    Che egli abbia = voce del verbo avere, coniugazione propria, modo congiuntivo, tempo presente, 3° persona singolare

    Avere avuto = voce del verbo avere, coniugazione propria, modo infinito, tempo passato.

    Ebbero avuto = voce del verbo avere, coniugazione propria, modo indicativo, tempo trapassato remoto, 3° persona plurale

    Avente = voce del verbo avere, coniugazione propria, modo participio, tempo presente.

    Avesti = voce del verbo avere, coniugazione propria, modo indicativo, tempo passato remoto, 2° persona singolare.

    Aveva avuto = voce del verbo avere, coniugazione propria, modo indicativo, tempo trapassato prossimo, 3° persona singolare.

    Avrete = voce del verbo avere, coniugazione propria, modo indicativo, tempo futuro semplice, 1° persona plurale.

    Avreste = voce del verbo avere, coniugazione propria, modo condizionale, tempo presente, 1° persona plurale.

    Abbiate voi = voce del verbo avere, coniugazione propria, modo imperativo, tempo presente, 2° persona plurale.

    (Che) noi avessimo avuto = voce de verbo avere, coniugazione propria, modo congiuntivo, tempo trapassato, 1°

    Fui = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo indicativo, tempo passato remoto, 1° persona singolare

    Saresti = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo condizionale, tempo presente, 2° persona singolare

    (che) noi siamo stati = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo congiuntivo, tempo passato, 2° persona plurale.

    Sii tu = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo imperativo, tempo presente, 2 persona singolare

    Saremo = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo indicativo, tempo futuro semplice, 1° persona plurale.

    Saremmo = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo condizionale, tempo presente, 1° persona plurale.

    (Che )voi foste stati = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo congiuntivo, tempo trapassato, 2° persona plurale

    Essendo = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo gerundio, tempo presente.

    Era stato = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo indicativo, tempo trapassato prossimo, 3° persona singolare.

    Essere = voce del verbo essere, coniugazione propria, modo infinito, tempo presente.


    Funzioni del verbo essere in analisi logica

    Quando si analizza il verbo essere in analisi logica, bisogna prestare attenzione al suo significato nella frase.

    • Quando indica esserci , esistere,  stare, trovarsi, usato in senso assoluto,  è predicato verbale 

    Esempi

    Dio c’è = Dio = soggetto c’è = predicato verbale;

    Mattia oggi non è a casa = Mattia = soggetto, oggi = complemento di tempo, non è = predicato verbale,  a casa = complemento di stato in luogo.

    I nonni sono in cucina = I nonni = soggetto, sono = predicato verbale, in cucina = complemento di stato in luogo.

    • Quando è usato come ausiliare  nella frase passiva è predicato verbale.

    Esempio

    L’auto è stata lavata. = L’auto = soggetto,  é stata lavata = predicato verbale.

    La turista fu accompagnata dalla guida.= La turista = soggetto, fu accompagnata = predicato verbale, dalla guida = compl.agente.

    • Quando il verbo essere è seguito da un nome o aggettivo, diventa predicato nominale

    Esempi

    Mattia è uno studente modello = Mattia = soggetto , é uno studente = predicato nominale, modello  = attributo; oppure  è = copula,  uno studente = nome del  predicato.

    La Sicilia è un’isola = La Sicilia = soggetto; è un’isola = predicato nominale;   oppure  è = copula, un’isola = nome del predicato.

    Quella casa è mia. = Quella casa = soggetto + attributo, è mia = predicato nominale; oppure  è = copula, mia = nome del predicato


    Verbi servili

    I verbi potere, dovere, volere sono detti verbi servili. Spesso accompagnano un altro verbo posto all’infinito.

    • Esempi

    Non posso rispondere al telefono ora. Dovevi riflettere prima di parlare. Voglio vedere chi mi batte a tennis.

    Nei tempi composti, i verbi servili prendono di norma l’ausiliare richiesto dal verbo all’infinito.

    • Esempi

    Sono dovuto partire        perché si dice……..sono partito

    Ho voluto mangiare        perché si dice…….ho mangiato

    Sono potuto tornare       perché si dice…….sono tornato.

    L’ausiliare avere è però  obbligatorio quando potere, dovere e volere accompagnano il verbo essere.

    • Esempi

    Avresti dovuto essere più puntuale. Avrei potuto essere cortese. Vorrei essere libero. Ho voluto esserti amico.

    Altri verbi in funzione servile sono: essere solito, essere capace, essere in grado, sapere, osare, preferire

    • Esempi

    Noi siamo soliti mangiare da soli. Noi siamo capaci di mangiare da soli. Noi sappiamo mangiare da soli. Non oso pensarci. Preferisco andare a casa.

    Anche i verbi servili, come avviene per gli ausiliari, possono essere usati con un proprio significato autonomo.

    • Esempi

    Ti devo  dieci euro. Tuo padre è un uomo importante, può molto. Voglio il quaderno che mi hai preso.

    In analisi logica i verbi servili formano un unico predicato con i verbi che accompagnano.

    • Esempi

    Noi siamo soliti mangiare da soli = Noi = soggetto, siamo soliti mangiare = predicato verbale 

    Non poté raggiungere gli amici = Egli = soggetto sottinteso, poté raggiungere = predicato verbale, gli amici = complemento oggetto


    Verbi copulativi

    Sono quei verbi come essere e sembrare, divenire, riuscire, risultare, rimanere, …. che da soli non hanno senso compiuto, ma servono da legame tra il soggetto e il nome del predicato.

    Esercizi

    Il cielo sembra incandescente= Il cielo = soggetto, sembra incandescente = predicato nominale.

    Il lavoro riuscì perfetto = Il lavoro = soggetto, riuscì perfetto = predicato nominale.


    Verbi fraseologici

    I verbi fraseologici accompagnano un verbo in modo indefinito (infinito, participio, gerundio) per precisare meglio l’azione e aggiungere una sfumatura di significato.

    I più comuni verbi fraseologici sono: cominciare a, essere sul punto di, stare per, continuare a, finire di, finire per, cercare di…

    • Esempi

    Sto per partire,  Ho cominciato ora a leggere il libro. Sulla Rai stanno trasmettendo un bel film. Continuate a commettere sempre gli stessi errori. Ha smesso di nevicare. Mi sono sentito offeso.Mi sono visto perduto. Ho provato a telefonarti. Mi sforzo di sorridere. Sono lì lì per piangere. Mi trovo costretto a rifiutare. Franca cerca di parlare.  L’insegnante inizierà ad interrogare alla prima ora.

    In analisi logica i verbi fraseologici formano un unico predicato con i verbi che accompagnano.

    Esempi

    La barca cominciò a muoversi: La barca = soggetto, cominciò a muoversi = predicato verbale

    Il treno sta per partire: Il treno = soggetto, sta per partire = predicato verbale.

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