Analisi grammaticale il nome

Analisi grammaticale il nome

Analisi grammaticale: il nome (o sostantivo)

Nell’articolo “Analisi grammaticale nome” la prof. di Italiano vi spiegherà tutti i segreti dell’analisi grammaticale del nome.

Come al solito potete scrivere nei commenti i vostri dubbi e vi scriveremo appena possibile!


Il nome si chiama anche  sostantivo per far capire che indica  una – realtà sostanziale-  e non una qualità che è espressa  dall’aggettivo.

I nomi formano una categoria di parole molto vasta; si usano per nominare esseri animati (persone o animali), cose, luoghi, attività, sensazioni, pensieri, concetti astratti e immaginari.

Per fare l’analisi grammaticale possiamo riconoscere  i nomi per il fatto che:

  • comunemente sono preceduti  dall’articolo
  • nella grande maggioranza hanno forme variabili che indicano il numero (singolare e plurale) e spesso il genere (femminile e maschile)

Si può precisare che non in tutte le lingue esiste solo maschile e femminile:  In latino, in greco, in tedesco, in russo  c’è anche il neutro. L’esistenza del neutro si spiega col fatto che in molte lingue antiche  si faceva distinzione tra -esseri animati- che potevano essere maschi o femmine, e oggetti  -inanimati-  che non erano nè maschi nè femmine e quindi neutri. Poi  le categorie si confusero.

Analisi grammaticale – Aspetti semantici

Dal punto di vista semantico il sostantivo può essere  concreto, quando indica entità materiali e reali, (Luigi, sedia, aria);  astratto, se designa concetti la cui essenza è puramente mentale (bontà, amore, virtù)

La distinzione non è tuttavia sempre precisa e agevole nel caso di nomi come arrivo, sonno, malessere, che indicano fatti percepibili dai sensi, ma privi di realtà in sé,  oppure  rispetto a parole come Dio, anima, che esprimono realtà metafisiche non soggette all’esperienza.

Del resto, anche nomi astratti possono essere usati in senso concreto (l’aristocrazia = gli aristocratici) e, all’opposto, nomi concreti, come muro, possono essere usati in senso metaforico e astratto: il muro del suono, un muro d’odio.

Riguardo al significato, il nome può essere  proprio, comune e collettivo: il nome proprio designa un solo individuo della specie,  Luigi, Fido, Tevere; il nome comune indica gli esseri in senso generico: uomo, cane, fiume; il nome  collettivo indica un insieme di esseri o cose della stessa specie: folla, esercito, gruppo.

Analisi grammaticale – aspetti morfologici: la struttura e il genere

Rispetto alla struttura il nome può essere primitivo, derivato, alterato, composto.

Le parole si formano, partendo da un elemento base o primitivo, attraverso vari processi grammaticali; i più importanti sono la derivazione, l’alterazione, la gradazione, la composizione.

La derivazione è la  formazione di una parola da un’altra mediante l’uso di prefissi o suffissi, ossia di particelle che si aggiungono prima o dopo la radice di un termine. Esempi: afono, biologia, extraterrestre, frigorifero, sismografo.

L’alterazione è la formazione di una parola nuova che, rispetto a quella primitiva, ha un valore particolare. I termini alterati possono essere diminutivi, ( tavolino, casina, ragazzinovezzeggiativi (ragazzuccio, casuccia, animaluccio), accrescitivi (omone, stupidone, benone, casona), peggiorativi (omaccio, giovinastro, nerastro, malaccio).

La composizione è la formazione di una nuova parola dall’unione di due elementi autonomi ( apriscatole, terremoto,sottobosco, lungomare, pastasciutta,  altopiano): Esistono numerosissimi composti di origine dotta che appartengono per lo più al linguaggio scientifico (cronologia, biografia, biblioteca, emorragia, protozoo)

La gradazione riguarda gli aggettivi e gli avverbi che terminano in mente; di solito si attua mediante il suffisso –issimo (campionissimo, bravissimo, rapidissimamente) o un prefisso che potenzia al massimo il valore della parola (straricco, ultrarapid0); altre forme di gradazione si ottengono premettendo alle parole primitive gli avverbi più, meno, troppo, tanto, molto.

Quanto al genere, il sostantivo può essere maschile o femminile.

  • Si dicono mobili quei sostantivi che usano per il maschile  e per il femminile lo stesso lessema  con una desinenza diversa: maestro-maestra, bambino-bambina, attore-attrice, pittore-pittrice, avvocato-avvocatessa, poeta-poetessa, principe-principessa. 
  • Si dicono indipendenti i sostantivi che hanno due lessemi diversi per il maschile e il femminile: padre-madre, uomo-donna, toro-vacca.
  • Si dicono in genere comune le parole che hanno una sola forma per entrambi i generi: pianista, parente, collega, cantante. Per individuare il genere  è necessario l’uso di articoli o di determinanti: il pianista, una parente, bravo cantante.  

Gli esseri inanimati sono maschili o femminili, evidentemente senza alcun riferimento al genere naturale, ma in senso puramente grammaticale.

Sono maschili i nomi degli alberi (ad eccezione di quercia, vite, palma e betulla), dei metalli, dei mesi e dei giorni (ad eccezione di domenica), dei monti, dei fiumi e dei laghi ( ad eccezione di Senna, Loira, Garonna, Vistola e qualche altro)

Sono femminili i nomi dei  frutti (ad eccezione di fico, limone, dattero, cedro, lampone  e ananasso) e i nomi geografici che indicano  stato, nazione, regione e città (ad eccezione di Belgio, Brasile, Cile, Perù, Venezuela, Canadà, Portogallo e qualche altro)

Analisi grammaticale – aspetti morfologici: il numero

Quanto al numero, i sostantivi che escono in –o e in –a, maschili e femminili, formano il plurale in –i;    quelli maschili  in –a formano il plurale in –i;    quelli femminili  in –a lo formano in –e.         Esempi:  libro-libri,   mano-mani,   cane-cani,   stagione-stagioni,   poeta-poeti,   vita-vite   ( ma uomo-uomini,     ala-ali,    arma-armi)

Come particolarità ricordiamo:

  •  I nomi in   –io  hanno il plurale in  –i:  esempio-esempi   ( ma tempio-templi)
  •  I nomi in   –io  hanno il plurale in  –ii:  zio-zii  (ma dio-déi)
  •  I nomi piani in  –co e  –go  conservano il suono gutturale: cuoco-cuochi, lago-laghi  (ma amico-amici, nemico-nemici, greco-greci, porco-porci)
  •  I nomi sdruccioli  in  –co e –go escono per lo più al plurale in  –ci  e  –gimedico-medici, astrologo-astrologi (ma manico-manichi, stomaco-stomachi, strascico-strascichi, traffico-traffichi, naufrago-naufraghi, profugo-profughi, prologo-prologhi).
  •  I nomi in –ca e –ga conservano al plurale il suono gutturale: duca-duchi, amica-amiche, bottega-botteghe,  Belga-Belghe, (ma Belgi).
  •  I nomi  in cìa e gìa   sono regolari: energia-energie.
  •  I nomi in  cìa e gìa  perdono la –i quando i gruppi  –cia e –gia  sono precedute da consonante ( es. pioggia-piogge, roccia-rocce, ascia-asce); conservano la –i  se sono preceduti da vocale (es. camicia-camicie, ciliegia-ciliegie,  valigia-valigie).

Per fare l’analisi grammaticale, bisogna considerare anche i nomi invariabili, che conservano la stessa forma del singolare; i nomi difettivi, che mancano del singolare o del plurale; i nomi sovrabbondanti, con doppia forma al singolare o al plurale.

Sono nomi invariabili alcuni nomi maschili in -a, come boia, vaglia, paria; alcuni nomi monosillabi, come re, gru, tram, gas;  nomi uscenti in vocale tonica, come virtù, città; nomi in  -i, come brindisi, crisi; i nomi in -ie, come specie, superficie (anche superfici); i nomi abbreviati come  foto,cinema.

Sono difettivi del plurale ( e si  usano, quindi,  solo al  singolare) molti nomi astratti (musica, giustizia, bontà), i nomi degli elementi chimici e dei metalli (idrogeno,ossigeno), alcuni nomi di festività (Natale, Befana,Pasqua), alcuni nomi di malattie (morbillo, tifo, malaria), alcuni nomi collettivi (fogliame, plebe), alcuni nomi di alimenti (latte, miele,riso,orzo)

Sono difettivi del singolare i nomi  che si riferiscono ad oggetti formati da due pezzi (forbici, occhiali, manette, bretelle)e alcuni nomi che derivano dal latino e che, in latino, avevano solo la forma plurale (nozze, esequie, tenebre, posteri)

Per proseguire nell’analisi grammaticale del nome è opportuno  evidenziare anche i nomi che hanno due forme di plurale (spesso con significato diverso)

filo                       fili (d’erba, del telefono)          fila (del discorso, di una congiura)

labbro                  labbri  (di una ferita)               labbra (dell’uomo)

braccio                bracci (della croce, di un fiume)   braccia (dell’uomo)

ciglio                   cigli (di un fosso)                        ciglia (degli occhi)

membro             membri (di un gruppo)              membra (del corpo)

fondamento      fondamenti (di una scienza)      fondamenta (di un edifici)

muro                  muri (di una casa)                        mura (di una città)

Altri sostantivi hanno due forme di singolare

legno, legna       legni (qualità del legname)         legna (da ardere)

frutto, frutta      frutti ( di una pianta o  del lavoro)   frutta (che si mangia)

orecchio, orecchia           orecchi,     orecchie

Per completare lo studio della lingua italiana e svolgere correttamente l’analisi grammaticale guardiamo come si forma il plurale dei nomi composti:

  •  Nome + aggettivo = entrambi i termini si mettono al plurale:  cassaforte-casseforti;  terraferma-.terreferme ( eccezione palcoscenici)
  • Aggettivo + nome =  si usa il plurale solo per la seconda parte:  francobollo- francobolli,  bassorilievo-bassorilievi ( eccez. mezzaluna-mezzelune)
  • Verbo + verbo =  entrambe le parti restano invariate ( saliscendi, dormiveglia), come restano invariate quando la seconda è già al plurale (portaombrelli, lavastoviglie, apriscatole) 
  • Verbo + avverbio =  rimangono invariati ( posapiano)

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